Eva ha undici anni e vive con la madre in una roulotte. Intorno a loro il compagno della donna, Stasi, che possiede un banco al mercato e che riserva troppe, sospette attenzioni alla bambina. Eva ha undici anni quando uno sconosciuto le afferra un polso, le mette un sacchetto in testa e la porta via. Si chiama Ethan ed è un vagabondo che tira avanti nei boschi intorno ai non-luoghi in cui vaga Eva (è un romanzo, questo Quando verrai di Laura Pugno, fatto di paesaggi quasi ballardiani, forse gli unici adatti a raccontare quest’Italia semicomatosa, post-apocaliptica: autostrade e guard-rail, parcheggi di supermercati, boschetti al bordo della strada, roulotte e motel, comunità di sbandati). Ma Ethan non ha cattive intenzioni, anzi è gentile, premuroso: sembra soffrire della stessa malattia di cui apparentemente soffre Eva, una psoriasi che le macchia la pelle delle mani e delle gambe come ustioni di un fuoco sacro, stigmate d’argento che marchiano la sua natura “mostruosa”, prodigiosa, fuori dall’ordinario. Ma anche come abrasioni per un contatto troppo ravvicinato, troppo intimo, con l’Altro. Dopo una manciata di giorni di prigionia Eva torna alla squallida vita di sempre, ma nei due anni successivi, se da una parte le molestie di Stasi si spingeranno fino allo stupro, dall’altra scoprirà di possedere un potere (una luccicanza direbbe il piccolo Danny prima di tornare a sfrecciare sulla moquette dell’Overlook Hotel). Le basta sfiorare un’altra persona per vedere come questa morirà.
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Alla ricomparsa di Ethan, il ripresentarsi del misterioso legame che unisce l’adulto e la bambina (giovane donna, creature in mutazione, sirena come il precedente romanzo della Pugno: Sirene, Einaudi 2007) farà precipitare le cose, spingendo i personaggi – gli uomini – verso un destino, una conclusione che già conoscono – che tutti già conosciamo – ma che non per questo è meno inquietante. Chi verrà, che cosa verrà? A lettura terminata il titolo perde qualsiasi sfumatura rosa o vagamente sentimentale che poteva ancora suggerire all’inizio. Quando verrà la morte, ovviamente, questo “vecchio rimorso o vizio assurdo”. Ecco che il racconto della Pugno, dopo aver abilmente giocato con le regole dell’horror e del fantastico, assume allora le sembianze di un romanzo di iniziazione – più che di formazione.
Quando verrai è un romanzo molto bello, per certi versi straordinario nella misura in cui esce dall’ordinario dell’ordinaria narrativa italiana a cui questi anni ci hanno abituato: per la lingua, la concentrazione stilistica ma anche emotiva delle sue pagine. Per la forza, verrebbe da dire per la violenza abrasiva di certe immagini. La cosa più prossima a un equivalente italiano della Strada di McCarthy.
Il libro di cui si parla
Inserendo la recensione notavo come anche il romanzo della Pugno, così come quello di DeLillo, ha in qualche modo a che fare con l’eccessiva vicinanza all’altro, il contatto, la prossimità sentita come minaccia.
I dipinti sono di Michael Dumontier e Neil Farber.
Articolo apparso su Pulp





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