di Andrea Amerio

Ci sono periodi della storia durante i quali sembra che per governare siano necessari non l’astuzia e il metodo, la scienza e la tecnica, ma un’estrema purezza d’animo e la freschezza dell’innocenza comune. Questi periodi storici prendono il nome di Terrore.
Liberi dalle gabbie dell’erudizione scientifica, dalla retorica, dalla filologia, dalle matematiche strutturalistiche e semiotiche, dalle bizzarrie della decostruzione o da tutto ciò che rende scientifico o parascientifico lo studio dei testi, cosa chiediamo alle Lettere?
Passione, fantasia, talento. Come tutti. Che lo scrittore sia un uomo votato, bene. Ma a quale fede: il genere dominante, le vendite, il valore documentario, lo stile, la descrizione del “reale”? La potenza del linguaggio? Il nitore dell’espressione, la fedeltà al proprio sogno?
Esiste un altro scrittore, il cui compito è ricordare incessantemente ciò di cui si tratta, e che sembra andato perduto. Strano a dirsi, pare che una significativa parte di critici e scrittori, non so per quale comune accordo o tacito patto, abbia rinunciato ai propri rispettivi privilegi e abbandonato ogni potere di controllo sulla letteratura. Cosi la “freschezza dell’innocenza” di Faletti ha preso il posto di comando assieme alla “purezza d’animo” delle statistiche e dei dati di vendita. Il terrore.
(Fotografia di Maurizio Strippoli)
Continua →